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	<title>© il Sirente : Telegraph Newspaper</title>
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	<description>Vienici a trovare su www.sirente.it</description>
	<pubDate>Mon, 14 Jul 2008 22:22:51 +0000</pubDate>
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		<title>Khaled El Khamissi in Italia il 13 settembre 2008</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 10:21:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sirente</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Lo scrittore più famoso del Cairo ci viene a trovare il 13 settembre 2008 ad Alghero, in Sardegna, in occasione di Festivalguer,
Taxi è un viaggio nella sociologia urbana della capitale egiziana attraverso le voci dei tassisti. Una raccolta di storie brevi che raccontano sogni, avventure filosofiche, amori, bugie, ricordi e politica. I tassisti egiziani, a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h3>Lo scrittore più famoso del Cairo ci viene a trovare il 13 settembre 2008 ad Alghero, in Sardegna, in occasione di Festivalguer,</h3>
<p><a href="http://sirente.files.wordpress.com/2008/07/festivalguer.jpg"></a><img class="alignleft" src="http://sirente.files.wordpress.com/2008/07/festivalguer.jpg?w=244&h=201" alt="" width="244" height="201" />Taxi è un viaggio nella sociologia urbana della capitale egiziana attraverso le voci dei tassisti. Una raccolta di storie brevi che raccontano sogni, avventure filosofiche, amori, bugie, ricordi e politica. I tassisti egiziani, a cui da voce il promettente Khaled El Khamissi, sono degli amabili cantastorie che con disinvoltura conducono il lettore in un dedalo di realtà e poesia che è l’Egitto dei nostri giorni. “Taxi è un articolata e divertente critica alla società e alla politica egiziana,” dice Mark Linz, direttore dell’Università Americana al Cairo, “è unico nel suo genere perché usa una buona dose di humor per trattare argomenti a cui solitamente gli egiziani riservano un’estrema serietà”.</p>
<p>Primo libro di Khaled el Khamissi “Taxi” in Egitto è diventato un best-seller, ristampato 7 volte nell’arco di un anno.</p>
<h3>FESTIVALGUER PORTO MEDITERRANEO – LA GRANDE NOVITA’</h3>
<p>Un marchio di qualità per chi approda nella città catalana per le proprie vacanze, durante le quali il turista potrà soddisfare pienamente la propria domanda di mare e natura, ma anche di cultura, svago e socialità.<br />
Accanto al cartellone più atteso dei Grandi Eventi che vedrà scorrere per tutta l’estate i principali protagonisti della scena nazionale ed internazionale, la grossa novità quest’anno sarà dunque FESTIVALGUER PORTO MEDITERRANEO, una rassegna di tre giorni dedicata alla cultura del mediterraneo, declinata nelle sue componenti di musica, poesia, letteratura, artigianato, gastronomia. Un pot-pourri di suoni, colori, odori, sapori, profumi e atmosfere provenienti dalla Sardegna, Spagna, Francia, Italia, Israele.<br />
Dal 12 settembre al 14 settembre Alghero si proporrà come una capitale del Mediterraneo capace di trascendere i confini politici e geografici per svelare l’intimità di alcuni angoli profondi delle tradizioni dei popoli che si affacciano sul Mare Nostrum.<br />
Un percorso ricco di iniziative tracciato nel cuore della città catalana, tra il Molo Dogana nel porto vecchio, gli antichi Bastioni e il Teatro del Forte della Maddalena: i tre punti strategici allestiti per accogliere in queste giornate gli appuntamenti della manifestazione.<br />
Il programma dettagliato del festival verrà illustrato alla fine di luglio in un’apposita conferenza stampa.</p>
<p>PER APPROFONDIRE:</p>
<p><a href="http://www.sirente.it/9788887847147/taxi-khaled-el-khamissi.html">http://www.sirente.it/9788887847147/taxi-khaled-el-khamissi.html</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sirente.wordpress.com/154/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sirente.wordpress.com/154/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sirente.wordpress.com/154/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sirente.wordpress.com/154/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sirente.wordpress.com/154/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sirente.wordpress.com/154/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sirente.wordpress.com/154/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sirente.wordpress.com/154/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sirente.wordpress.com/154/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sirente.wordpress.com/154/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sirente.wordpress.com/154/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sirente.wordpress.com/154/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sirente.wordpress.com&blog=2854958&post=154&subd=sirente&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Norman Nawrocki in Italia dal 16 al 30 luglio 2008</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Jul 2008 10:09:16 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[L'Anarchico e il Diavolo fanno cabaret]]></category>

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		<description><![CDATA[BEATS, STRINGS &#38; BRAINFOOD
Norman Nawrocki: solo spoken word/live music show
Dal 16 al 30 luglio 2008 Norman Nawrocki torna in Italia con un nuovo tour incandescente
Artista, autore, musicista, cabarettista di lunga data, attivo a Montréal,Norman Nawrocki è noto al livello internazionale non solo per i suoi libri, i suoi gruppi musicali (Rhythm Activism, DaZoque!, Bakunin&#8217;s Bum, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h2>BEATS, STRINGS &amp; BRAINFOOD<br />
Norman Nawrocki: solo spoken word/live music show</h2>
<h3>Dal 16 al 30 luglio 2008 Norman Nawrocki torna in Italia con un nuovo tour incandescente</h3>
<p><img class="alignleft" src="http://sirente.files.wordpress.com/2008/07/lettersnnviolinpicred.jpg" alt="" />Artista, autore, musicista, cabarettista di lunga data, attivo a Montréal,<a href="http://sirente.files.wordpress.com/2008/07/corsano.gif"><img class="alignright size-full wp-image-161" src="http://sirente.files.wordpress.com/2008/07/corsano.gif" alt="" width="300" height="425" /></a>Norman Nawrocki è noto al livello internazionale non solo per i suoi libri, i suoi gruppi musicali (Rhythm Activism, DaZoque!, Bakunin&#8217;s Bum, etc.), per i venti album, per i vent’anni prolifici di attività, per le sue sex comedies e le sue letture, ma anche per i suoi ipnotizzanti reading musicali.<br />
 <br />
Norman mescola racconti brevi e poesia con una musica originale, creando sonorità d’ambiente ipnotiche e talvolta violente con il suo violino amplificato modificato, campionato, loopato. A tutto ciò aggiunge ritmi e voci preregistrate, i suoi racconti incredibili e i suoi commenti sui avvenimenti nel mondo e i sogni su come le cose potrebbero essere differenti. Il risultato sono degli attacchi sonori musicalmente avventurosi, pieni di ritmo e lirici allo stesso tempo contro le forze dell’ignoranza, dell’ingordigia, della guerra e della xenofobia.<br />
 <br />
“Violini loopati divinamente, calde percussioni e letture dense di significati” (Urbnet); “Perspicace, incitante, istruttivo e gioioso” (Uptown, Winnipeg); “Un musicista attraente e originale” (Montreal Mirror); “A volte divertente, Nawrocki, che stimola sempre l’interesse, è descritto dal quotidiano nazionale canadese The Globe &amp; Mail come uno showman nato che non lascia mai il suo pubblico passare una serata noiosa”.<br />
 <br />
<a href="http://sirente.files.wordpress.com/2008/07/roma.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-160" src="http://sirente.files.wordpress.com/2008/07/roma.gif" alt="" width="300" height="840" /></a>Sul palcoscenico, Nawrocki loopa, campiona, strimpella, tormenta il suo violino, aggiungendo un tocco della tradizionale musica da divorzio dell’Est Europa. Attore e comico esperto, recita diversi personaggi con voci differenti.<br />
 <br />
Per il suo tour italiano del luglio 2008, Nawrocki metterà in scena alcuni estratti dal suo libro recentemente pubblicato in Italia, “L’anarchico e il diavolo fanno cabaret”, brani selezionati dai suoi ultimi due album, “Duck work” e “Letters from Poland”, e qualcosa dalla sua nuova e ancora incompleto romanzo “Cazzarola! Anarchy, Mussolini, the Roma &amp; Italy today” (Nawrocki ne ha già messo in scena alcuni estratti al recente Montreal International Anarchist Theatre Festival).</p>
<h3>Le date:</h3>
<h3>Giovedì 17 luglio, Roma, Garbatella, Casetta Rossa - ore 19,30</h3>
<h3>Domenica 20 luglio, Corsano - ore 20,30</h3>
<p>PER APPROFONDIRE:</p>
<p><a href="http://www.sirente.it/9788887847116/l'anarchico-e-il-diavolo-fanno-cabaret-norman-nawrocki.html">http://www.sirente.it/9788887847116/l&#8217;anarchico-e-il-diavolo-fanno-cabaret-norman-nawrocki.html</a></p>
<img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/categories/sirente.wordpress.com/151/" /> <img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/tags/sirente.wordpress.com/151/" /> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gocomments/sirente.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/comments/sirente.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godelicious/sirente.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/delicious/sirente.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/gostumble/sirente.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/stumble/sirente.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/godigg/sirente.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/digg/sirente.wordpress.com/151/" /></a> <a rel="nofollow" href="http://feeds.wordpress.com/1.0/goreddit/sirente.wordpress.com/151/"><img alt="" border="0" src="http://feeds.wordpress.com/1.0/reddit/sirente.wordpress.com/151/" /></a> <img alt="" border="0" src="http://stats.wordpress.com/b.gif?host=sirente.wordpress.com&blog=2854958&post=151&subd=sirente&ref=&feed=1" /></div>]]></content:encoded>
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		<title>Prossimo episodio di Hubert Aquin</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jul 2008 20:39:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sirente</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Jean Éthier Blais
Edizione del 13 novembre 1965
Hubert Aquin appartiene a una nuova generazione di Canadesi francesi. Hanno studiato a Parigi dopo la guerra, si sono perduti nella grande città, hanno conosciuto, grazie ad essa, l’Europa e sono tornati in Canada, fieri di essere quel che sono, senza pregiudizi, senza complessi di inferiorità. Siamo lontani dai [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h2>Jean Éthier Blais<br />
Edizione del 13 novembre 1965</h2>
<p>Hubert Aquin appartiene a una nuova generazione di Canadesi francesi. Hanno studiato a Parigi dopo la guerra, si sono perduti nella grande città, hanno conosciuto, grazie ad essa, l’Europa e sono tornati in Canada, fieri di essere quel che sono, senza pregiudizi, senza complessi di inferiorità. Siamo lontani dai giovani intellettuali di oggi, pieni di complessi perché sono Canadesi francesi, che si rifiutano di andare in Francia e che reagiscono con la boria e l’incoltura. Hubert Aquin, al contrario, rappresenta la cultura tradizionale, ma assimilata, vissuta, parte integrante di cio che egli è. Hertel diceva un tempo di certi giovani che essi avevano “letto molto, digerito molto, ma assimilato poco”. Non è questo il caso di M. Hubert Aquin, il quale è, nel nostro ambiente, l’esempio stesso di un magnifico fenomeno culturale. Lo conosco da molto tempo; come fare per astrarsi allorché si tratta di parlare di lui? […] Hubert Aquin, cosa ancora più significativa, è un scrittore nato. Il suo mezzo espressivo è la scrittura. Egli potrà tentare con passione di sfuggire a questa morsa che è il vocabolario concordato, la successione delle idee e dei sentimenti, egli non vi riuscirà mai. Lui stesso lo confessa; egli ha tentato tutto, è divenuto uomo d’affari; tutto, ma invano. La scrittura era lì, ed essa gli avrebbe un giorno forzato la mano e avrebbe vinto su tutto il resto. Cosa dire dello stato della nostra società se un uomo così dotato come Hubert Aquin ha dovuto dedicarsi a dei mestieri prima di accerttare di entrare nel mondo della scrittura, come si entra in quello della religione!<br />
Parlerò anzitutto della poesia che si trova nell’Ultimo episodio. E’ una poesia che sorge dalla geografia mentale di un uomo civilizzato. […] Attraverso tutto il suo libro, Hubert Aquin si dà alla meditazione poetica del raccoglimento e della memoria. Non è invano che egli ha scelto di situare il suo romanzo in Svizzera; è che il lato statico del suo libro è del Quebec e, più specificamente, di Montreal (il finale sarà ambientato a Montreal), e il lato dinamico è europeo, svizzero, romancio, ed esso si situa nell’orbita di Mme de Stael e di Benjamin Constant. E’ che la Svizzera, con i suoi difetti e la lentezza che le si addebita sempre, simbolizza per noi il plesso de l’Europa; è in ultima analisi che ciò che cerca l’eroe di Hubert Aquin (che è lui stesso) allorché vuole perdersi nel cuore della foresta, in mezzo ad alberi preistorici. Questo eroe è un uomo braccato: Egli crede di essere perseguito dalle furie poliziesche, mentre è un uomo alla ricerca del suo passato. In un certo senso egli è il tipico eroe canadese-francese. Il suo dramma è il seguente: perché un uomo alla ricerca del suo passato s’immagina di tradire, di essere colpevole? Ecco la questione fondamentale, nella psicologia dei Canadesi francesi. Tutti i personaggi  del romanzo, tutti gli “uomini di qui” volano alla ricerca di quello che sono stati, nel passato immediato, nella nostra storia. Essi non trovano mai niente. Hubert Aquin diventa, grazie alla dote creatrice, il Canadese francese trascendentale poiché in H. de Heutz egli trova la sua controfigura, il suo fratello civilizzato, nel paesaggio più antico del nostro universo. Egli si trova, ma è solo per distruggersi.<br />
I due uomini, il Canadese francese che rifiuta se stesso, in preda alla nevrosi poliziesca, e quello che si accetta, H. de Heutz, il Canadese francese reso alla sua prima umanità, si cercano in un vasto movimento di accerchiamento, per uccidersi. Le due maschere si affrontano. Si completano. Heutz, è Aquin che conosce se stesso e, conoscendosi, si supera fino alla morte. Entrambi vogliono scomparire secondo i riti più implacabili della civilizzazione. “I due guerrieri, tesi l’uno verso l’altro in posture complementari, sono immobilizzati da una sorta di stretta crudele, duello a morte che serve da rivestimento luminoso al mobile scuro”. […] Prossimo Episodio è dedicato alla voluttà di incontrare e uccidere l’immagine ideale di se stesso. Ma come uccidere questa immagine ideale che è quella dell’agente segreto perfetto? Si ucciderà dunque la prossima volta. […]<br />
Prossimo Episodio vuole apparire un romanzo di avventure, di spionaggio, di morte, di arresto. Il narratore è rinchiuso in un Istituto, imprigionato animo e corpo. Racconta gli avvenimenti che, dalla Svizzera, lo hanno condotto, con il terrorismo, fino a questa prigione modello. Perché ha intrapreso questa battaglia? Fino alla fine egli sosterrà che questa lotta è giusta, che è stata condotta secondo le norme più efficaci. Il solo inconveniente è che degli sbirri hanno scovato il nostro eroe in una chiesa, vicino a un confessionale. Sottile vendetta dello Stato clericale a tendenze fasciste! Tutto, in questo mondo, è al rovescio! Nelle Chiese si arrestano le persone; esse sono circondate di macchine, pretesto di parcheggio, e la stessa macchina è diventata simbolo dell’immobilità. E’ questa la ragione per cui bisogna fuggire da questo universo che è menzogna. Hubert Aquin è un uomo che accetta che il mondo nel quale vive sia quello della letteratura. L’altro, quello in cui crediamo di muoverci, solo una brutta copia di questo universo vero. Finchè i nostri scrittori non avranno accettato questa legge fondamentale dell’Arte, essi faranno delle copie, non dei libri. Per fortuna, Aquin, infine si afferma. Non abbiamo più da cercare. Ce l’abbiamo il nostro grande scrittore. Grazie a Dio.</p>
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		<title>Norimberga africana</title>
		<link>http://sirente.wordpress.com/2008/06/18/norimberga-africana/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2008 11:39:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sirente</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Flavia Lattanzi]]></category>

		<category><![CDATA[Genocidio]]></category>

		<category><![CDATA[Rwanda]]></category>

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		<description><![CDATA[Da Famiglia cristiana del 18/01/2004
Originale su http://www.sanpaolo.org/fc/0403fc/0403fc54.htm
Ruanda. Due italiani nel Tribunale internazionale di Arusha
Norimberga africana
Il giudice Flavia Lattanzi e l’avvocato Caldarera alla Corte dell’Onu, che giudica gli imputati del genocidio del 1994.
Un giudice e un avvocato: ci sono due italiani che operano nel Tribunale penale internazionale per il Ruanda (Tpir), istituito dall’Onu ad Arusha (Tanzania) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h4>Da <a class="testo" href="http://sirente.wordpress.com/fonti/font.aspx?id=18">Famiglia cristiana</a> del 18/01/2004<br />
<span>Originale su <a class="testo" href="http://www.sanpaolo.org/fc/0403fc/0403fc54.htm" target="_blank">http://www.sanpaolo.org/fc/0403fc/0403fc54.htm</a></span></h4>
<h4>Ruanda. Due italiani nel Tribunale internazionale di Arusha</h4>
<h2>Norimberga africana</h2>
<h4>Il giudice Flavia Lattanzi e l’avvocato Caldarera alla Corte dell’Onu, che giudica gli imputati del genocidio del 1994.</h4>
<p>Un giudice e un avvocato: ci sono due italiani che operano nel Tribunale penale internazionale per il Ruanda (Tpir), istituito dall’Onu ad Arusha (Tanzania) nel 1994 per giudicare i principali responsabili del genocidio che tra l’aprile e il giugno di quell’anno causò nel Paese africano fra 800.000 e un milione di vittime.</p>
<p>Il giudice, la professoressa Flavia Lattanzi, fa parte della terna che dovrà emettere la sentenza nel processo Government 1, che riguarda ministri, politici e alti funzionari del Governo in carica durante la guerra civile e la caccia all’uomo dei tutsi e degli hutu moderati.</p>
<p>L’avvocato è Giacomo Barletta Caldarera, del foro di Catania. Nei mesi scorsi ha difeso Jean-Bosco Barayagwiza in un procedimento senza precedenti. La sentenza, emessa il 3 dicembre scorso, farà discutere: si tratta della prima condanna per genocidio comminata a responsabili di mezzi d’informazione per aver incitato la popolazione ai massacri.</p>
<p>Il verdetto riguarda tre ex responsabili di media estremisti ruandesi: Ferdinand Nahimana e Barayagwiza, fondatori della Radio Télévision des Milles Collines (Rtlm); e Hassan Ngeze, ex caporedattore della rivista Kangura. A nessuno di loro è stato contestato l’omicidio, ma per i messaggi di odio razziale propagandati attraverso i media, il giudice sudafricano Navethem Pillay li ha ritenuti colpevoli «di genocidio, incitamento pubblico e diretto a commettere il genocidio e crimini contro l’umanità». Ergastolo per Nahimana e Ngeze, 35 anni di carcere per Barayagwiza. Secondo il nuovo procuratore generale del Tpir, il gambiano Bubacar Jallow, d’ora in poi «chi utilizza i media per identificare un gruppo etnico in vista di distruggerlo dovrà fare i conti con la giustizia».</p>
<p><img style="margin:5px;" src="http://host.puntoinformatico.it/archivio900/images/articoli/20040118-ruanda.jpg" alt="" align="right" />«Oltre che sbagliato, temo che questo verdetto avrà conseguenze pesanti sulle libertà di stampa e di espressione», dice Caldarera, che ha concentrato gran parte della sua attività all’estero, in materia di Diritto penale internazionale, Criminologia e Diritto penitenziario. È stato, tra l’altro, segretario generale dell’Associazione internazionale di diritto penale a Parigi, da 12 anni è visiting professor alla Public security di Pechino e consulente dell’Unione europea. Dal 1998 si è iscritto all’albo speciale degli avvocati dei tribunali Onu. Così, l’anno seguente, si è trovato a difendere prima Jean-Paul Akayezu (un sindaco condannato all’ergastolo), e poi Barayagwiza.</p>
<p>Quest’ultimo, tuttavia, non ha riconosciuto la legittimità del Tribunale, e quindi non ha nemmeno accettato Caldarera come avvocato d’ufficio. «Non si è mai presentato davanti ai giudici», dice. «L’ho incontrato una sola volta. I limiti difensivi sono stati enormi. Non ho potuto contare su alcun testimone».</p>
<p>La linea di difesa Caldarera l’ha costruita sugli scritti del suo cliente e su documentazione ricavata dall’archivio del Tpir e da altri processi. Ne aveva chiesto l’assoluzione e ha presentato appello. La sentenza considera Barayagwiza e il collega responsabili, in quanto membri del consiglio di amministrazione della radio, «di non aver fatto nulla per impedire la diffusione di messaggi che incitavano ai massacri».</p>
<p>«In Ruanda non vi fu un genocidio», sostiene Caldarera, «bensì un Governo che si è legittimamente difeso contro un aggressore esterno, cioè il gruppo armato di rifugiati tutsi responsabili della guerra civile iniziata nel 1990. Con l’attentato che il 6 aprile ’94 ha ucciso il presidente hutu Habyarimana, il Governo non è più riuscito a controllare l’ira degli hutu contro la minoranza tutsi».</p>
<p>L’avvocato sostiene che il suo cliente non era responsabile della linea editoriale, ma solo dell’amministrazione della radio. «In ogni caso», aggiunge, «ciò che manca in questa sentenza è il nesso di causalità tra l’eventuale comportamento del mezzo d’informazione e gli eventi accaduti». Caldarera punta il dito sulla questione cruciale: «Nel verdetto si è escluso che il mio cliente abbia ucciso qualcuno. Se la sua colpa è di non aver impedito certe trasmissioni, il suo reato semmai è colposo. Ma dal punto di vista giuridico non esiste il genocidio colposo». Questione delicata, gravida di conseguenze giuridiche. «In effetti è una sentenza storica», conferma Flavia Lattanzi. «A Norimberga furono condannati giornalisti, ma per crimini contro l’umanità. Questa è la prima per genocidio. Sarà la Corte d’appello a confermare o no il verdetto».</p>
<p>PROCEDIMENTI DA ACCELERARE</p>
<p>Ora è in corso il processo contro il Governo, che annovera nella terna giudicante Flavia Lattanzi. È un altro dei dibattimenti di primo piano sui fatti del 1994. La professoressa è arrivata ad Arusha pochi mesi fa. Docente di Diritto internazionale all’Università Roma 3, è stata uno dei delegati del Governo italiano alla Corte penale permanente istituita a Roma, col compito di metterne a punto lo statuto e i regolamenti. Ora è uno dei 18 giudici ad litem, cioè aggiunti, che il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha nominato per sveltire la giustizia sui crimini ruandesi. «Era necessario accelerare i processi», dice, «ci sono imputati che attendono il giudizio da 5 o 6 anni».</p>
<p>In effetti, il Tpir era stato accusato di essere una sede giudiziaria poco efficiente e dai costi spropositati. Le critiche erano venute da diversi organismi per la difesa dei diritti umani: in otto anni di attività – avevano rilevato – un’assoluzione, 17 condanne e una sessantina di detenuti sono poca cosa a fronte di un budget annuo di 88 milioni di dollari e uno staff di oltre 870 persone. L’incremento dei giudici dovrebbe consentire quell’accelerazione che sia l’Onu sia gli imputati auspicano.</p>
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		<title>Khaled El Khamissi, un autore itinerante</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 15:13:18 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[di Pacynthe Sabri (da journalistescaire.blogspot.com, 10/12/2007)
Uno scrittore egiziano, al ritmo dei suoi brani originali da un taxi all’altro, immerge i suoi lettori nel cuore della società contemporanea del  Cairo.
&#8220;Scrivere è come ballare, per iniziare, bisogna  prima liberarsi e essere in armonia con se stessi. &#8220;E &#8216; con queste parole che Khaled-el-Khamissi, autore di Taxi, definisce [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p>di Pacynthe Sabri (da <a href="http://journalistescaire.blogspot.com/2007/12/khaled-el-khamissi-un-auteur-ambulant.html"><em>journalistescaire.blogspot.com</em></a>, 10/12/2007)</p>
<h2>Uno scrittore egiziano, al ritmo dei suoi brani originali da un taxi all’altro, immerge i suoi lettori nel cuore della società contemporanea del  Cairo.</h2>
<p>&#8220;Scrivere è come ballare, per iniziare, bisogna  prima liberarsi e essere in armonia con se stessi. &#8220;E &#8216; con queste parole che Khaled-el-Khamissi, autore di Taxi, definisce il suo rapporto con una passione che sembra trasmessa di padre in figlio. Uno scrittore, ma anche un giornalista, produttore e regista, moltiplica le sue funzioni, pur rimanendo all’ascolto delle persone alle quali si sente più vicino: coloro che lottano per guadagnarsi il pane. Nel suo libro, ha dipinto questa classe attraverso le loro parole dette  con fiducia, o con un tono di presa in giro. E il risultato è questo: un libro toccante che per il pubblico è come tabacco. Questo padre di tre figli, non ha navigato in acque tranquille prima di raggiungere ciò che egli chiama &#8220;l&#8217;esperienza più emozionante della sua vita.&#8221; Nato in una famiglia di intellettuali e scrittori, rapidamente si sentì diverso da suoi compagni, &#8220;una volta, sono stato perfino  convocato dal direttore per avere emesso un parere contrario dal mio insegnante a proposito dell&#8217;accordo di pace con Israele &#8220;, dice, sorridendo ricordandosi di questo incidente. Paradossalmente, è a causa della sua presenza alle serate letterarie organizzate dal nonno che non è riuscito a sviluppare velocemnte il coraggio di esprimersi: “che aveva di nuovo da portare rispetto alle opere dei suoi predecessori? “</p>
<p>&#8220;Gli Egiziani hanno un problema di auto-censura&#8221;</p>
<p>Ma è proprio la sua sensibilità esacerbata di fronte a tutto ciò che lo circonda e  l&#8217;angoscia che ha tutta l’aria di trovare sollievo solo  con la scrittura  che ha finito per vincere i suoi dubbi. Scrive per rompere le barriere e nel tentativo di deviare il riflesso di auto-censura, che secondo lui è proprio di ogni  egiziano. &#8220;sulla terra o su un altro pianeta, la paura che viviamo ci spinge a cambiare le parole che abbiamo avuto spontaneamente&#8221;, spiega. Questo francofono amante della libertà di espressione rimane riluttante di fronte la cieca adozione delle idee occidentali, alcune delle quali sono inapplicabili all’interno della società egiziana. Preferisce rimanere in questa zona grigia tra due mondi. Uno spazio dove è sicuro di muoversi in tutta libertà.</p>
<p style="text-align:left;"><em>(traduzione di </em><a href="mailto:chiaraetoile@hotmail.com"><em>Chiarastella Campanelli</em></a><em>)</em></p>
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		<title>Distributori regionali</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jun 2008 10:56:43 +0000</pubDate>
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		<title>Intervista a Gaëtan Brulotte di Sara Fredaigue</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Jun 2008 11:17:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’auteur canadien Gaëtan Brulotte sera présent à Rome, mercredi 4 juin, pour présenter la traduction italienne de son livre l’Emprise, best seller à sa sortie en 1979. Essayiste, romancier, il revient sur les auteurs qui l’ont inspiré et la défense de la langue française
Gaëtan Nrulotte (photo Oscar Chavez)
L’emprise, publié en 1979 a été très bien [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p><strong>L’auteur canadien Gaëtan Brulotte sera présent à Rome, mercredi 4 juin, pour présenter la traduction italienne de son livre<em> l’Emprise</em>, best seller à sa sortie en 1979. Essayiste, romancier, il revient sur les auteurs qui l’ont inspiré et la défense de la langue française</strong></p>
<p><strong><em><a href="http://www.lepetitjournal.com/images/stories/2008/06//rome/gaetan%20brulotte.jpg"><img class="alignleft" style="float:left;width:180px;height:276px;border:black 3px solid;margin:2px 6px;" src="http://www.lepetitjournal.com/images/stories/2008/06//rome/gaetan%20brulotte.jpg" border="0" alt="Gaëtan Nrulotte (photo Oscar Chavez)" hspace="6" vspace="2" width="180" height="276" align="left" /></a></em></strong><span style="font-size:xx-small;color:#0000ff;">Gaëtan Nrulotte (photo Oscar Chavez)</span></p>
<p><strong><em>L’emprise,</em> publié en 1979 a été très bien accueilli par la critique francophone. Pourtant, il vient juste d’être traduit en italien et sera présenté mercredi 4 juin à Rome. Regrettez-vous qu’il faille près de 30 ans pour porter votre littérature au public italien ?<br />
</strong>C’est un certain regret, d’autant que je suis le descendant d’une famille italienne lombarde par ma mère. Ce sont les aléas de l’édition. Les éditeurs canadiens ne sont généralement pas très dynamiques pour promouvoir leurs auteurs à l’étranger. C’est dommage, car ce livre a été un best seller au Canada. Je suis donc très heureux que les lecteurs italiens puissent désormais me découvrir.</p>
<p><strong>Quels sont les auteurs italiens que vous appréciez ? Avez-vous des auteurs français fétiches ?</strong><br />
J’aime beaucoup Calvino. J’ai pratiquement tout lu de lui en traduction française. Je m’en sens très proche. J’aime particulièrement ces nouvelles ainsi que celles de Buzzati. J’aime particulièrement l’ironie chez Calvino et l’absurde social chez Buzzati. J’apprécie leur volonté de transformer les formes narratives reçues, leurs nouvelles façons de raconter des histoires. J&#8217;aime également lire les oeuvres de Pavese, Camon et Umberto Eco.<br />
En ce qui concerne les auteurs français, la critique m’a souvent rapproché de Beckett. Je reconnais que j’ai subi son influence. Néanmoins, en littérature française, c’est surtout les classiques qui m’ont marqué. Proust est mon auteur favori. Je trouve un peu déprimante la littérature actuelle. J’ai d’ailleurs écrit un essai sur la littérature française contemporaine <em>Les cahiers de Limentinus. Lectures fin de siècle.</em></p>
<p><strong>Vous êtes très engagé dans la Francophonie, en quoi la défense de la langue française vous paraît importante ?</strong><br />
C’est ma langue maternelle. Bien que j’enseigne aux Etats-Unis depuis 25 ans, je continue néanmoins d’écrire en français et d’enseigner dans cette langue quand je le peux. La défense de la langue française est un combat intéressant car c’est celui de la diversité culturelle, de la palette du monde. La francophonie permet de conserver les couleurs du monde. En France, on constate de plus en plus d’anglicisme dans les mots. C’est désespérant. Là–dessus les Québécois font plus d’efforts. Les Français importent trop facilement l’anglais. En France, on ne sent pas la menace.<br />
<strong>Propos recueillis par Sara Fredaigue. (</strong><a><strong>www.lepetitjournal.com</strong></a><strong> - Rome) mardi 3 juin 2008.</strong></p>
<p><span style="color:#0000ff;">Québécois d’origine, Gaëtan Brulotte partage son temps entre le Canada, la France et les Etats-Unis où il enseigne. Auteur aux multiples talents, il a publié une douzaine de romans, essais, nouvelles et pièces de théâtre. Son premier roman &#8220;L’Emprise&#8221; a été salué par la critique à sa sortie. Il est également l’auteur de la première étude d’ensemble sur la littérature érotique (<em>Oeuvres de chair. Figures du discours érotique</em>). Il a reçu tout au long de sa carrière différents prix littéraires.</span></p>
<p><strong>Pour en savoir plus :</strong> <a href="http://www.gbrulotte.com/">www.gbrulotte.com</a></p>
<p><strong><span style="color:#ff0000;">Mercredi 4 juin,</span></strong> au Baffo della Gioconda (Via degli Aurunci, 40 - S. Lorenzo), à 19h, l&#8217;éditeur Sirente et le conseil des Arts du Canada vous invitent à la présentation du livre de Gaëtan Brulotte <em><strong><span style="color:#0000ff;">l&#8217;Emprise</span></strong></em> à l&#8217;occasion de sa sortie en italien <strong><em>Doppia esposizione (ed. Sirente)</em></strong> en présence de l&#8217;auteur. Pour plus d&#8217;informations : <a href="http://sirente.wordpress.com/images/stories/rome/doppia-esposizione-gaetan-brulotte.pdf">doppia-esposizione-gaetan-brulotte.pdf</a></p>
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			<media:title type="html">Gaëtan Nrulotte (photo Oscar Chavez)</media:title>
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		<title>Taxi è più o meno una finzione giornalistica</title>
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		<pubDate>Sat, 31 May 2008 17:13:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sirente</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[ da Complete Reviews
Taxi è più o meno una finzione giornalistica, così Khaled Al Khamissi ci presenta i cinquantotto incontri con i tassisti del Cairo. C&#8217;è una storia diversa ad ogni giro, così come diversi sono i problemi e le questioni sollevate (quelle  simili sono descritte partendo da diversi punti di vista). Non è così facile [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:left;"><a title="ISBN 9788887847147 © il Sirente" href="http://sirente.files.wordpress.com/2008/03/9788887847147.gif"><img class="alignright" style="float:left;margin-left:10px;margin-right:10px;border:black 3px solid;" src="http://sirente.files.wordpress.com/2008/03/9788887847147.gif?w=200&h=288" alt="ISBN 9788887847147 © il Sirente" width="200" height="288" /></a> da <em><a href="http://www.complete-review.com/reviews/egypt/khamissi.htm">Complete Reviews</a></em></p>
<p style="text-align:left;">Taxi è più o meno una finzione giornalistica, così Khaled Al Khamissi ci presenta i cinquantotto incontri con i tassisti del Cairo. C&#8217;è una storia diversa ad ogni giro, così come diversi sono i problemi e le questioni sollevate (quelle  simili sono descritte partendo da diversi punti di vista). Non è così facile mettere insieme una tale raccolta, Khamissi ha lavorato sodo per evitare ripetizioni e la monotonia che sarebbe potuta derivare, ma probabilmente per alcuni potrebbe risultare un lavoro artefatto, nonostante tutto nella sua succinta presentazione - il creativo Khamissi sa mantenere  l&#8217;attenzione del lettore impegnata e in movimento.<br />
Diversi tassisti menzionano la metà degli anni&#8217;90 come un punto di svolta, quando il governo cambiò le leggi e fondamentalmente permise che qualsiasi macchina potesse essere trasformata in un taxi, questo ci porta a ciò che i tassisti lamentano: l’eccessiva  offerta – più di 80000 solo al Cairo questo il numero che viene ripetutamente citato.<br />
Oggi guidare un Taxi è diventato il commercio di coloro che non hanno un commercio. <br />
È una situazione che si presenta quasi esclusivamente al Cairo, di fatto, Khamissi non si sofferma troppo sulla variegata sfacciettatura dei tassisti, che vanno dai ben istruiti ai giovani che non dovrebbe assolutamente sedersi dietro a un volante (Un tassista che non solo non conosce alcune, ma gli sono praticamente sconosciute quasi tutte le strade del Cairo …) .<br />
Nella maggior parte dei casi Khamissi intraprende una sorta di conversazione con i vari tassisti, e ascolta le loro opinioni su tutto, dalla politica alla religione, passando per l’educazione. In una panoramica composta dalle opinioni dell’uomo della strada (e da alcune delle motivazioni alla base di queste opinioni), Taxi su alcune tematiche, come il coinvolgimento anglo-americano in Iraq, riuslta utile: queste sono voci che non sono così facili da trovare. Ma più interessanti sono le denunce locali, che danno un’idea più precisa della situazione contemporanea in Egitto.<br />
Diverse volte Khamissi afferma che ci sono alcune battute che se avesse trascritto sarebbe stato gettato in carcere immediatamente - qualcosa che non è in grado di capire, dal momento che comunque per le strade queste opinioni vengono continuamente sbandierate. Considerato i commenti sul leader egiziano Hosni Mubarak e il suo regime decrepite (le pseudo-elezioni farsa, sufficienti per soddisfare i desideri americani di democrazia, ma che chiaramente la gente del posto vede come quelle che realmente sono), è chiaro che il malcontento generale contro il governo è molto elevato.<br />
Taxi non è un neutrale documentario - Khamissi ovviamente ha una specie di ordine del giorno - ma in questa presentazione non abbiamo lo spazio per così tante spiegazioni o per molto background e così forse i lettori stranieri con poca familiarità sulle condizioni politiche egiziane non possono capire alcuni dei problemi esternati dai tassisti. Nel  complesso, è difficile avere  una buona impressione sulle attuali condizioni egiziane. (……………)<br />
Tra i principali punti sottolineati da Khamissi c’è l&#8217;immenso costo dell’ endemica corruzione Egiziana, ben illustrata da numerosi aneddoti. La burocrazia è un altro grosso problema, e alcuni degli esempi sono realistici e divertenti, come l’autista  che polemizza contro le cinture di sicurezza. Khamissi ricorda che le cinture di sicurezza sono obbligatorie in tutto il mondo - e sono, naturalmente, una saggia e relativamente poco costosa misura di sicurezza. Ma si scopre che il governo egiziano le ha classificate come un bene di lusso sui veicoli importati, e così per anni gli egiziani che importavano  auto dall&#8217;estero le hanno eliminate per evitare di pagare ulteriori tasse doganali (esattamente come hanno rimosso  altri accessori classificati come beni di lusso, ad esempio l&#8217;aria condizionata). Ora le cinture di sicurezza sono diventate obbligatorie, così i tassisti hanno dovuto riinstallarle - ad eccezione, naturalmente, per il fatto che le hanno installate solo per metterle in mostra: in realtà non funzionano - un esempio di grande rilievo di ciò che il governo considera giusto, fallendo miseramente sui risultati.<br />
Ci sono alcune storie tristi - anche se in un paese in cui tutti sono sempre cronicamente a corto di soldi e guadagnano troppo poco la miseria è data praticamente per scontata - ma forse la più deprimente è l’incontro del tassista che  spiega con entusiasmo perchè pensa che i genitori che mandano i loro figli a scuola sono pazzi. Con il costo delle lezioni private e nessuna speranza per il futuro anche per coloro che ottengono una buona istruzione i genitori dovrebbero mettere da parte tutti i soldi che avevo da perdere per l’istruzione dei loro bambini e dargli il denaro una volta raggiunti i 21 anni, così possono almeno aprire un punto vendita (o dare un acconto per un taxi &#8230;). Fare denaro è ciò che conta, l&#8217;istruzione è inutile - e purtroppo il tassista  non è così lontano dalla situazione in Egitto, dove i bambini a scuola imparano a malapena a leggere: &#8220;L&#8217;unica cosa che si impara a scuola è l&#8217;inno nazionale e che cosa gli porta di buono questo? &#8221; Se il sistema è talmente cattivo che i genitori non sanno più cercare alternative per garantire ai loro figli un’educazione adeguata, si capisce che il paese sta franando.<br />
Khamissi è sorprendentemente franco nella  sua condanna, diretta e indiretta, al regime di Mubarak, un governo che non è poi così tirannico, ma che con la sua popolazione ha semplicemente fallito su quasi tutti gli aspetti. Questa raccolta mostra come enormi potenzialità vanno sprecatae.<br />
Khamissi, va un po’ troppo oltre,  con la sua simpatia per la condizione dei taxi driver, sostenendo che in nessun modo potranno fare i soldi ( è al 100% una causa persa), questo è  naturalmente sciocco. Ma per la maggior parte, egli evita di mettere il suo contributo, permettendo ai tassisti di parlare per se stessi, e anche se, ha la forma di un testo rivisto attentamente permette ai lettori di arrivare (un po &#8216;di più) alle loro conclusioni.<br />
Taxi è quasi più simile a una  raccolta giornalistica che ad un&#8217;opera di narrativa - per esempio la si può immaginare come la colonna di un giornale settimanale - ma Khamissi ha lavorato per mettere insieme un’immagine più grande e ha fatto un buon lavoro. Questa non è semplicemente una serie di conversazioni, ma in realtà ci offre una vasta fetta di vita contemporanea egiziana. E’ più un documentario di interesse creativo, nelle sue molteplici prospettive dell’ uomo della strada offre qualcosa che dovrebbe essere di grande interesse per coloro che desiderano saperne di più sulla vita in Medio Oriente. Mirabilmente messe a disposizione di un pubblico di lingua inglese - appena un anno dopo la prima pubblicazione in lingua araba - sembra anche molto attuale. Utile.</p>
<p style="text-align:left;"><em>(traduzione di </em><a href="mailto:chiaraetoile@hotmail.com"><em>Chiarastella Campanelli</em></a><em>)</em></p>
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		<title>Intervista a Balthazar Clémenti</title>
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		<pubDate>Thu, 08 May 2008 11:05:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sirente</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il figlio dell’attore francese ricorda quella mattina del 1971 quando il padre finì per un anno in galera per un po’ di hashish.
«Mi svegliò la polizia, cercavano mio padre li ho visti, misero la droga sotto il letto»
di Giuliano Capecelatro - Liberazione, pag. 17, Interviste, 8 maggio 2008
Cadde dall&#8217;alto di un sogno, Balthazar. In frantumi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><h2>Il figlio dell’attore francese ricorda quella mattina del 1971 quando il padre finì per un anno in galera per un po’ di hashish.</h2>
<p><em>«Mi svegliò la polizia, cercavano mio padre li ho visti, misero la droga sotto il letto»</em></p>
<p>di Giuliano Capecelatro - <a href="http://www.sirente.it/9788887847123/Giuliano%20Capecelatro-Liberazione.pdf"><em>Liberazione</em>, pag. 17, Interviste, 8 maggio 2008</a></p>
<p style="text-align:justify;">Cadde dall&#8217;alto di un sogno, Balthazar. In frantumi l&#8217;infanzia dorata in una Roma dai colori di favola. Offuscata l&#8217;immagine del padre. Attore celeberrimo e conteso, giovane divo dalla bellezza androgina. Pierre Clémenti, alto, flessuoso, una gran chioma che si adagiava sulle spalle magre con grazia angelica, e incorniciava l&#8217;irrequieta oscurità dello sguardo. Cadde dall&#8217;alto di un sogno, Balthazar, la mattina del 24 luglio 1971. Qualcuno doveva aver accusato Pierre Clémenti.<br />
«Fui proprio io ad aprire la porta. Dovevano essere le nove. C&#8217;era un tizio … con un impermeabile, se non m&#8217;inganno: un poliziotto in borghese. Poi arrivarono i carabinieri… E&#8217; come se fosse ieri. Una storia che mi ha segnato, mi ha fatto soffrire. E a Pierre, confesso, per un po&#8217; gliene ho voluto».<br />
Arriva da Parigi la voce di Balthazar Clémenti. Distanza nello spazio, distanza nel tempo. E&#8217; un quarantenne, oggi, che si guadagna da vivere col mestiere di attore. Come il padre. Che nell&#8217; estate del 1971 rimase impigliato in una brutta storia di droga. Un po&#8217; di cocaina, dell&#8217;hashish. Nella casa della sua compagna, Anna Maria Lauricella, in via dei Banchi Vecchi.<br />
«Entrarono… io ricordo che misero della droga sotto il letto… mi ordinarono di tornare a dormire. Frugarono dappertutto… perquisirono. Ma la droga… io ricordo che furono loro a metterla».<br />
Aveva cinque anni quel giorno: la porta si aprì e, come in una favola nera, la vita si capovolse. Sparì quel padre fantastico, che offriva al bambino un mondo magico. E&#8217; difficile rielaborare un&#8217;emozione al telefono. Riviverla dopo quasi quaranta anni. La voce fluisce senza smagliature. Solo a tratti, la frase si spegne in una breve risata dalle sonorità infantili. Forse il tentativo inconscio di mettere un confine, di autoconvincersi che quella vicenda è davvero conclusa.<br />
«Ci fecero salire su una macchina. Pierre, Anna Maria… io non volevo staccarmi da mio padre. Poi ho solo dei flash, immagini confuse… Ricordo un terreno aperto su cui si vedeva un edificio moderno».<br />
Una Roma metafisica si profila sullo sfondo della memoria. Gli occhi del bambino afferrano frammenti di realtà, che l&#8217;adulto tenta di ricomporre in un quadro plausibile. Istanti convulsi: l&#8217;irruzione, la perquisizione, l&#8217;arresto. Il padre trattato da delinquente comune.<br />
E il bambino Balthazar che si ribella. Con le lacrime, la rabbia. Con la voce, che chiede tra i singhiozzi una pistola. Per poter sparare a quegli sbirri. A quegli uomini che hanno messo le mani su suo padre. E che lo hanno ruvidamente riscosso dall&#8217;incanto.<br />
Famoso e vezzeggiato, Pierre Clémenti. Ruoli importanti con grandi registi. Luis Buñuel per <em>La via lattea</em>. Pier Paolo Pasolini per <em>Porcile</em>. Bernardo Bertolucci per <em>Il conformista</em>, <em>Il partner</em>. Liliana Cavani per <em>I cannibali</em>. Glauber Rocha per <em>Cutting heads</em>. Un improvviso benessere, una vita di agi e lussi per il border-line nato a Parigi nel 1942 senza padre, da una ragazza còrsa, il bohémien squattrinato che raccoglieva cicche a Saint Germain des Prés, l&#8217;attore novizio che un Alain Delon in vena di inusitate generosità trascina con sé alla corte di Luchino Visconti per una particina ne <em>Il Gattopardo</em>. L&#8217;interprete che snobba il <em>Satyricon </em>di Federico Fellini perché quel set gli fa venire in mente una catena di montaggio.<br />
«Era la dolce vita - racconta Balthazar, e sottolinea il ricordo con la sua breve, sommessa risata -. Vivevo in piena libertà. Giravo a piedi nudi per le strade di Roma. La figlia di Anna Maria aveva una passioncella per me. Una ragazza simpatica, carina per quel poco che ricordo. Rimanevamo spesso soli a casa, poi la sera raggiungevamo i genitori in un ristorante, a piazza di Spagna, via del Babuino, piazza del Popolo. Vedevo i film di Pasolini prima che uscissero, in una sala privata di via Margutta. E poi Positano, Pierre aveva affittato villa Murat, ci passavamo le vacanze. Andavamo in barca. Ricordo una pasqua; venne mia madre e nascose nel giardino delle uova, che noi bambini dovevamo cercare. Venne a trovarci Bertolucci… in seguito mi avrebbe chiesto se avevo ancora la macchina dei pompieri. La dolce vita… poi l&#8217;incubo».<br />
L&#8217;Italia delle stragi di stato, della tensione golpista, delle trame massoniche (è in quell&#8217; anno che Licio Gelli prende il comando della P2), del fascismo sempre risorgente, e che proprio alla fine del 1971 fornirà a Giovanni Leone, democristiano specialista di governi balneari, i voti decisivi per issarsi sulla più importante poltrona della repubblica, ha elevato a nemico pubblico numero uno la droga. E cala la mannaia di una normativa retrograda e ciecamente repressiva. Senza distinzioni. E, comunque, senza mai disturbare quei salotti buoni, da Torino a Roma, da Milano a Napoli e Palermo, in cui la cocaina ha sempre circolato con l&#8217;innocente frequenza dei bonbon.<br />
«Io credo - racconta Balthazar - che avessero bisogno di un capro espiatorio visibile, conosciuto. Lui era una star internazionale. Portava i capelli lunghi e non aveva mai tradito la sua vocazione alla marginalità…. In qualche modo dava fastidio. E si prestava allo scopo, aveva un passato politico di sinistra… c&#8217;è un cortometraggio che aveva girato a Parigi, nel maggio ‘68, <em>La révolution</em>, con mia madre Marguerite che sventola una bandiera rossa… Fumava, di sicuro fumava un po&#8217; di hashish, chi non fumava in quell&#8217; epoca? Ma la droga in casa, quel giorno… il mio ricordo è che l&#8217; hanno messa loro per far vedere che avevano trovato quello che cercavano».<br />
Regina Coeli. Rebibbia. Una condanna a due anni in primo grado. Pierre Clémenti, attore di grido, diventa un anonimo detenuto delle carceri romane. Che prima tenterà di contestare, dialogare. Quindi, la testa completamente rasata, si chiuderà in un mutismo ascetico. Forma radicale di protesta. Ma anche un radicale mutamento di prospettiva. Uscito dal carcere, l&#8217;attore rievocherà l&#8217;esperienza di reclusione in un libro, <em>Quelques messages personnels</em>, pubblicato da Gallimard e da poco ritradotto in italiano (Pierre Clémenti, <em><a href="http://www.sirente.it/9788887847123/pensieri-dal-carcere-pierre-clementi.html">Pensieri dal carcere</a></em>, <a href="http://www.sirente.it">Il Sirente</a>, pagine 146, 12,50 euro).<br />
«Andai a trovarlo con mia madre. Non ho immagini nitide di quel giorno… un&#8217;atmosfera sinistra, cancelli, sbarre, una sala piccolissima, sembrava l&#8217;emiciciclo di un&#8217;aula universitaria. C&#8217;era soltanto un&#8217;altra persona con una donna. Rimanemmo poco, non più di un&#8217;ora credo. Gli avevo portato dei marrons glacés. Lo trovai con i capelli a zero».<br />
I capelli spariti cancellano l&#8217;immagine di quel padre magico. Si azzera anche l&#8217;infanzia felice e spensierata di Balthazar. «Fui affidato per qualche tempo a uno degli avvocati. Mia madre era troppo impegnata nel lavoro, anche lei nel cinema, per potersi occupare a tempo pieno di me. Ci vedevamo nei week end. Ogni tanto mi portava in viaggio con sé. Ma in prevalenza stetti con i miei nonni. Andai in collegio. La storia mi aveva scosso. Mi svegliavo nel cuore della notte. E sentivo sempre parlare di mio padre alla televisione».<br />
L&#8217;appello. In un&#8217;aula affollata di telecamere. Insufficienza di prove. Dopo oltre un anno e mezzo di detenzione. Ma resta la condanna per Anna Maria, che gira la testa dall&#8217;altra parte, ferita per la disparità di trattamento. Via le manette, ma immediata l&#8217;espulsione. Indesiderabile: ventiquattro ore di tempo per lasciare l&#8217; Italia.<br />
«All&#8217; aeroporto di Orly, quando Pierre tornò in Francia, c&#8217;era una tale ressa di giornalisti che non riuscivo ad avvicinarlo. Fu tutto un susseguirsi di interviste, di incontri. Un giorno, in una radio si imbatte in François Mitterrand, che gli dice: vi vogliamo molto bene; vi abbiamo sostenuto. Parlava già allora da presidente. Andai a vivere per qualche tempo con lui, in rue des Ecoles. Poi mi riprese mia madre. Ma io volevo tornare dai nonni. A diciassette anni cominciai a vivere da solo, magari a casa di qualche fidanzata».<br />
L&#8217;attore Clémenti cambia vita. Abbandona la ribalta. Sceglie percorsi più ardui. Riversa la rabbia sulle scene teatrali, impugnando Genet, Artaud e anche testi di sua mano. Da regista si orienta verso un cinema meno patinato, indipendente, centrato su personaggi marginali. Gira Il sole , una sorta di poema filmato, un diario in cui si parla della prigione, della giustizia lenta, estenuante, di un&#8217;esperienza da cui non si esce intatti.<br />
«Non si riprese mai - racconta Balthazar -. Evitava di parlare di quella storia. Per lui era una specie di segreto. Era una persona molto pudica. Si chiuse sempre più in se stesso. Rifiutò offerte allettanti, anche dal punto di vista finanziario».<br />
A 57 anni, nel dicembre 1999, lo uccise un cancro al fegato. Ma la figura dell&#8217;attore non scompare dall&#8217;universo cinematografico. Continua, anzi, a ripresentarsi. Il Centre Pompidou, al Beaubourg di Parigi, gli ha dedicato un omaggio. L&#8217;anno scorso la Cinemateca di Bologna ha presentato due mediometraggi scritti e interpretati da Clémenti: <em>Visa de censure</em> del 1968 con Jean Pierre Kalfon e <em>New Old</em> del 1979 con Klaus Kinski. Jeanne Hoffstetter ha scritto una sua biografia romanzata. Su Internet viene diffuso un dvd, Pierre <em>Clémenti cinéaste: l&#8217;intégrale</em>.<br />
Il prossimo appuntamento è a Lucca, a ottobre prossimo, per il festival del cinema sperimentale. Balthazar è stato invitato.<br />
«Ora voglio rintracciare i poemi scritti in carcere. Li aveva uno dei suoi avvocati, diventato poi un pezzo grosso del governo francese. Ma non sono più stati ritrovati».<br />
E&#8217; sempre quella figura esile, alta, dai lunghi capelli e lo sguardo trasognato, che cerca Balthazar. Quel sogno da cui lo risvegliarono una mattina di luglio.<br />
«Con Pierre non fu un rapporto facile. Solo da adulto ho capito davvero il suo atteggiamento. Prima un po&#8217; gliene volevo. Ma lui era diverso, aveva rinnegato la carriera facile, commerciale. Si sentiva un marginale. Era un vero artista. Ed ora posso dire che le sue scelte mi trovano d&#8217; accordo».</p>
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		<title>(&#8230;) è ciò che di meglio vi possa capitare stasera!</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Apr 2008 18:22:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>sirente</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Links: sito ufficiale &#124; official site
L&#8217;ultima lettera prima di lasciare Napoli ovvero l&#8217;Italia.
L&#8217;ultimo degli orsi che non sanno più dove nascondersi e che resistono.
Lunga vita agli orsi!
Lunga vita alle persone delle caverne!
Buon 25 aprile 2008.

Sui monti Tatra, Zakopane, Polonia, 1944
Caro Franek,
l’altra notte ho ucciso altri tre nazisti a mani nude. Ho tagliato loro la gola [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class='snap_preview'><br /><p style="text-align:center;">Links:<strong> </strong><a href="http://www.sirente.it/9788887847116/l'anarchico-e-il-diavolo-fanno-cabaret-norman-nawrocki.html"><strong>sito ufficiale</strong></a><strong> | </strong><a href="http://www.sirente.it/9788887847116/l'anarchico-e-il-diavolo-fanno-cabaret-norman-nawrocki.html"><strong>official site</strong></a></p>
<p style="text-align:center;"><strong>L&#8217;ultima lettera prima di lasciare Napoli ovvero l&#8217;Italia.<br />
L&#8217;ultimo degli orsi che non sanno più dove nascondersi e che resistono.</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Lunga vita agli orsi!<br />
Lunga vita alle persone delle caverne!</strong></p>
<p style="text-align:center;"><strong>Buon 25 aprile 2008.</strong></p>
<p style="text-align:center;"><span style="text-align:center; display: block;"><a href="http://sirente.wordpress.com/2008/04/25/e-cio-che-di-meglio-vi-possa-capitare-stasera/"><img src="http://img.youtube.com/vi/dCh5oy7lvQs/2.jpg" alt="" /></a></span></p>
<h1 style="text-align:center;">Sui monti Tatra, Zakopane, Polonia, 1944</h1>
<p>Caro Franek,<br />
l’altra notte ho ucciso altri tre nazisti a mani nude. Ho tagliato loro la gola mentre dormivano e ho trascinato i loro corpi in un burrone. Non sono un omicida, ma loro mi hanno trasformato in un assassino, per difendere la nostra gente, per difendere me stesso. Se devo, li ucciderò uno dopo l’altro. Come i miei compagni, io sono la Resistenza. Noi tutti siamo la Resistenza. È questa la verità. Caro fratello, stai attento ai bugiardi, agli imbroglioni, ai ladri che pretendono di essere i tuoi salvatori. Siamo noi stessi i nostri salvatori. Nessun altro. Non c’è nessun Dio. C’è una fratellanza di uomini e donne, e poi ci sono quelli che, ubriachi di potere, vogliono eliminare tutto ciò che è umano.<br />
Potresti pensare che sono pazzo. Comunque sia, capirai che è questa guerra la follia . Mi ha trasformato in un disperato, disperato perché questa guerra deve finire. Ma finché continuiamo a combattere guerre come questa, e non a combattere la stessa idea di Guerra, non avremo mai pace su questa terra. Io non ho pace.<br />
Vivo in una caverna su un alto torrente sopra Zakopane. L’aria è fredda. Posso vedere per chilometri oltre i Tatra e le loro cime innevate. Un tempo qui vivevano gli orsi. Nessuno sa dove vivono adesso, durante questa guerra. Come gli orsi, sono stato guidato sempre più in alto e sempre più all’interno delle profondità delle montagne. La mia caverna è profonda più o meno venti metri. Il suolo è ricoperto di ossa di animali. Io sono l’animale più recente, l’orso più recente. E nessuno sa che vivo qui. Mangio bacche. Metto trappole per le lepri. Ho rubato il cibo ai tedeschi, le loro coperte e pistole. Scrivo questa lettera sulla loro carta con la loro penna. Stanotte fumerò il loro tabacco.<br />
Non crederai a quello che sto per dirti. I tedeschi stavano trasportando gioielli. Da dove li avessero rubati non lo so, ma adesso sono miei. E sono splendidi. Devono essere diamanti, grandissimi e brillanti. Mai in vita mia ho visto un simile tesoro. Li nasconderò e poi, quando finisce questa guerra, la nostra famiglia avrà i soldi per comprare una bella casa e una fattoria. Non ho novità per la mamma o per i fratelli. Non preoccupatevi per me. Mi prendo cura di me.<br />
Morte ai fascisti! Morte ai guerrafondai! Lunga vita agli orsi e alla gente delle caverne di tutto il mondo! Lunga vita alla nostra famiglia. Carissimo fratello. Ti voglio bene e mi manchi.</p>
<p><a href="http://www.sirente.it/9788887847116/l'anarchico-e-il-diavolo-fanno-cabaret-norman-nawrocki.html">Harry</a></p>
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